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Antonio Fenu, laureato a Roma in filosofia, insegna filosofia e storia presso il liceo scientifico statale.

I libri di Antonio Fenu 
In questo volume vi è in’impresa molto ardua, spiegare che l’origine del DNA non è casuale.
Ho iniziato la mia
indagine con lo scopo di stabilire il ruolo del caso nell’origine della
vita, poiché il problema si è rivelato molto più complesso di quello che
avevo immaginato, ho dovuto toccare tanti altri problemi di carattere
biologico, statistico e informatico, perciò ho dovuto percorrere altre
strade che all’inizio non avevo previsto di prendere in considerazione.
Tuttavia, non ho mai perso di vista il problema fondamentale che è il
ruolo del caso nell’origine della vita. Oggi fra gli scienziati è
naturale pensare che il caso abbia una certa importanza nello spiegare
tanti processi fisici, chimici e biologici, ed anche il DNA viene
considerato una struttura casuale, ma se invece si dimostrasse che non
lo e’ affatto, quali sarebbero le conseguenze sul problema dell’origine
della vita e sul piano filosofico. Il caso, ha assunto oggi fra gli
scienziati, il ruolo che l’ente aveva per i filosofi del tardo Medioevo
che usavano questo concetto per estendere la conoscenza umana, ma al
tempo stesso riducevano la possibilità di spiegare la complessità del
reale. La teoria scientifica, che usa il caso in modo sistematico è
quella evoluzionistica, nata in Gran Bretagna nella metà del XIX secolo,
spiega l’origine e le trasformazioni del vivente tramite mutazioni
casuali ed anche se oggi è molto discussa è pur sempre la principale
ipotesi scientifica. Il mio scritto non si propone lo scopo di confutare
questa teoria biologica, ma la prenderà in esame per le sue implicazioni
di carattere filosofico. L’evoluzionismo, nel secolo scorso, venne
applicato perfino nel campo delle scienze sociali dove però fu
rapidamente rigettato per la sua incoerenza e insostenibilità. Oggi
Aggiungi un appuntamento per oggi, anche nel campo delle scienze
biologiche, l’evoluzionismo viene messo in discussione da scienziati che
non accettano la spiegazione di alcuni fenomeni, ma se è doveroso per
gli scienziati occuparsi di fenomeni non è compito dei filosofi
investigare quest’ambito del sapere, ma portare alla luce i problemi più
generali di carattere filosofico, senza trascurare tutte le implicazioni
logico-ontologiche che comportano l’accettazione di questa teoria. È
perciò indispensabile confrontarci con l’evoluzionismo e il
neo-evoluzionismo, per tentare di capire quali sono le sue fondamenta,
perciò oggetto di questo studio, non sono le spiegazioni di questo o
quel fenomeno biologico, ma tentare di stabilire i limiti entro i quali
la teoria dell’evoluzione può essere sostenuta senza andare incontro a
contraddizioni insostenibili. Secondo alcuni suoi avversari,
l’evoluzionismo, usa acriticamente, concetti e asserzioni che non
possono essere falsificati, e asserti o proposizioni scientifiche, che
abbiano tale natura non possono essere considerate proposizioni
scientifiche. I neoevoluzionisti usano dei termini in senso totalizzante
e onnicomprensivo che al tempo stesso significano tutto e niente, in
questo caso sappiamo, di non avere a che fare con proposizioni
scientifiche, ma siamo in un altro ambito, chiamato metafisica, che come
sappiamo, genera affermazioni contraddittorie, che non possono essere né
vere né false. Non è, infatti, giusto né corretto assumere per
proposizioni scientifiche, affermazioni dettate solo dall’immaginazione
o dalla convenienza accademica, spesso il rigore scientifico è solo
apparente e considerazioni dettate dal senso comune appaiono
scientifiche solo per un’applicazione superficiale del metodo
sperimentale. La comunità scientifica, oggi come ieri, approva più per
opportunità e convenienza che per rigore scientifico tesi completamente
assurde e contrarie all’evidenza dei fatti. Esistono poi tanti modi per
verificare un’ipotesi scientifica ed arrivare a conclusioni affrettate,
quando poi i dati sperimentali non si accordano con la teoria
scientifica si elaborano le ipotesi ad hoc che pretendono di garantire
alla teoria scientifica o presunta tale di sopravvivere. Esistono anche
altri motivi per cui una teoria scientifica non viene rigettata come il
fatto che non la si può sostituire con un’altra teoria, la comunità
scientifica cerca allora di garantire la sopravvivenza all’unica teoria
che possa spiegare il maggior numero di fatti in modo coerente e
razionale senza causare l’ilarità dei non addetti ai lavori. È questo il
caso della teoria dell’evoluzione? Il problema principale con cui oggi
la teoria dell’evoluzione si misura è il problema della nascita della
vita sulla terra. Può oggi questa teoria spiegare quest’affascinante
problema ricorrendo ai suoi principali concetti? Si può spiegare il
problema della nascita della vita ricorrendo all’evoluzione e alla
selezione naturale? E su che cosa poggiano a loro volta questi concetti?
Se la teoria dell’evoluzione ha fondamenta di argilla e il problema
dell’origine della vita non è spiegabile ricorrendo al concetto di
evoluzione, quali conseguenze comporta tutto ciò? Sono possibili altre
soluzioni al problema della nascita della vita?
IL DNA NON HA NATURA CASUALE
In quanto tempo nacque la vita ?
Pag. 195 - Formato 14,8 x 21 - € 18,00
IIn
questa opera si mette alla prova la tesi sostenuta da molti
scienziati sulla natura casuale del DNA, base teorica
fondamentale dell’evoluzionismo.
Antonio Fenu, professore di filosofia, appassionato di ricerca,
senza alcuna particolare pretesa scientifica, ci illustra e
spiega, attraverso un articolato, percorso
filosofico-scientifico, i problemi che emergono dalla
confutazione dell’evoluzionismo, il rifiuto del creazionismo
che ricorre ancora ai concetti di fine o scopo.
Questo libro vorrebbe dare solo un piccolo e modesto contributo
ai misteri dell’origine della vita, dell’origine della specie.


