Roberto Cau - Recensioni

 

Postfazione di AUGOSTO BISELLI

Tracciare il profilo critico di un artista non è impresa facile, tuttavia mi piace, come amico, parlare di Roberto e del suo percorso pittorico, dal momento, almeno, in cui l’ho conosciuto, fino a oggi. A una decina d’anni, risalgono i nostri primi rapporti artistici, quando espose i suoi “Trittici” (ultima sua mostra personale) presso la Galleria d’Arte “Il Cenacolo” da me all’epoca gestita. E dai “Trittici” ad oggi l’artista ha com- piuto un percorso evolutivo sicuramente articolato e vario, liberandosi da quel figurativo lirico, composto e allo stesso tempo esuberante di colore e di luce, ma schematizzato da un rigoroso discorso prospettico.
Esaurito il discorso dei Trittici prende il sopravvento la materia, dando risalto alla rudezza simbolistica di quei monumenti nuragici che sono il tema dominante del periodo detto “Atmosfere nuragiche”. Il tratto è più libero, il colore ridotto a pochissimi toni che fanno risaltare la matericità dell’opera. Anche il ciclo “Scarabei sacri” ruota intorno a un tema rivisitato dall’antico e ripreso con una serie di opere sui toni dell’arancio e del blu. Il simbolismo è evidente ma anche un senso di libertà da schemi e condizionamenti. Passando attraverso la successiva serie “Il cielo, il mare, il vento, le vele”, il cui il colore è più deciso, denota una notevole drammaticità e arriva ad una totale libertà.
Con l’ultima produzione “Colormente” l’uso della forchetta gli consente delle composizioni originali, realizzate con colori contrastanti fra loro, caratteristici di un astrattismo più evidente, pur espressi in opere di ridotte dimensioni.