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Giovanni Carafa operatore letterario, promotore e divulgatore culturale.
Artista, pittore, critico d'arte, scrittore, saggista, recensore letterario.
Già docente presso Liceo Artistico Statale "C. Contini" di Oristano.
cell. 333 859 2494
crfgnn@gmail.com

Giovanni Carafa
Scrittore
Artista
Critico d'Arte
Operatore Letterario
Recensore Culturale
Promotore e Divulgatore Culturale
Collaboratore del Notiziario EPDO

Giovanni Carafa ex docente e critico d'arte
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Opera di Giovanni Carafa
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Giovanni Carafa mentre presenta
una Mostra d'Arte Contemporanea
I Quaderni "Tratti Umani" di Giovanni Carafa
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Giovanni Carafa mentre presenta
una Mostra d'Arte ConteMPO
Libro "Tagghjate" di Giovanni Carafa

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Notiziario EPDO Cultura sui libri di Giovanni Carafa
Libro di Giovanni Carafa
Notiziario EPDO Cultura Notiziario Librario con recensione del Prof. Giovanni Carafa dedicato interamente all'Artista ed Editore Roberto CAU

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Prof. Giovanni Carafa
Libro d'Arte Giovanni Carafa
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Roberto Cau e Giovanni Carafa
Attestato Culturale EPDO
Conferito a Giovanni Carafa nel mese di Settembe 2024.
Scheda identitaria: il profilo artistico-culturale
Chiunque esamini l'intera produzione sensibile della sua personalità non
potrà che trarre un chiaro e sintetico tratto. Le oggettivazioni
comprenderanno sempre l'ambito del visuale in particolare e delle sue
connotazione d'arte più estese, e ciò anche quando apparentemente
sembrano discostarsene, magari nel restituito più propriamente
narrativo-letterario. Già un tratto della sua personalità
lirico-fantastica emerge nel primo restituito pittorico formativo
allorché lo vedeva nelle vesti di giovane studente d'Accademia. Qui le
urgenti e stridenti campiture cromatiche accolgono in un emotivo
storico-tematico riattualizzato il fresco e quasi preservato poetico
infantile. Spesso, se non sempre, le vibranti gradazioni di tinta si
fanno intenso decorativo, divenendo piacere per gli occhi ed emozione
dello spirito faber e di quello riguardante. I bisavoli e gli avi di
quella travolgente esperienza pittorica in fieri saranno i laici
francesi della luce, prima, e del selvaggio dissonante poi, e senza
alcuna soluzione di continuità nel loro osmotico vivere la vita come
joule de vivre. "Can can", "Lotta di galli", "Tema indiano" saranno
alcune delle evidenze lirico-pittoriche di quella stagione. La
fascinazione incisorio-calcografica, inizialmente timidamente
approcciata, lo vedrà successivamente accanitamente impegnato
nell'espresso tecnico-simbolico di un maturato tematico riferito al
semiografico-musicale dialogante col testimoniato parietale di
evanescenze ancestrali, di una storia fatta per immagini, di uno
spirituale palpitante nella notte dei tempi (il Paleolitico…). Il fine
grafema sonoro quando liberato un momento dal suo più proprio assume nel
fantastico visuale significanze pari a quei lontani meandri segnici
consunstanziandosi con essi, e allora, quasi da sciamano, la realtà si
coarta, acquista spazio e tempo senza spazio e senza tempo eppure
pienamente nello spazio e nel tempo di un cuore pulsante, trasversale
nel suo divenire, farsi altro (storia). Sarà l'autonoma operatività di
giovane adulto, ormai sganciata dall'esperito formativo di studi, che
nella prima metà degli anni '80 vedrà il Nostro affrontare il
conseguenziale osato sperimentale psicomotorio-gestuale, a momenti anche
a connotazione sociale (decollage, combine painting), e materico. La
carica degli avolo sarà mantenuta vivida se pur con il nuovo stagionale
essere più proprio di chi si accinge a intraprendere la maturità.
L'inizio del secondo lustro di quel decennio sarà connotato dalla
necessità di ripercorrere quegli stimoli pittorici del palpitante
passato studentesco più formativo per verificare il proprio hic et nunc
scevro da ogni laccio e lacciuolo d'ingenuità pur mantenendo il vivido
di questa. La produzione pittorica en plain air, da cavalletto, del
tessuto paesaggistico-urbano del più identitario, dell'immediato e
dell'intorno delle natie contrade, farà la sua forte comparsa già dal
primo partorito “Aria del mio paese: Villa Cofano”, subitaneamente
seguito da “Il castello D'Ayala: di Roccaforzata”, “Al molo: via Cariati
a Taranto”, “Torre Cacace: di Crispiano”, e ancora, sempre più
virtuosisticamente, “La stazione ferroviaria: di Grottaglie”, “La
fontana monumentale: di Carosino”, “La Stazione radio: di Sangiorgio” e
la summa del proprio credo nostalgico-identitario: “Il paese e le
Tagghjate” e “Tagghjate: veduta da uno sperone”. Non basterà, ancora,
che l'acquisto di un proprio torchio calcografico farà l'altra
differenza rivelatrice della vera essenza carismatica
simbolico-ancestrale del Carafa nel vincere la resistenza materica della
matrice, e nel, finalmente, ritrovato pittorico con l'accarezzato
d'inchiostro pronto a vellutare, trasparire, ma anche ora a evidenziare
e ora a retrocedere la spazialità dell'arcano linguaggio grafico-segnico
di una lingua propria quanto universale e raccolta dal pregiato
qualitativo del più proprio di stampa dalla tiratura avara e
instancabilmente varia di prove (“pr. di stp.”). “Guerriero”, a più
matrici sagomate, ad acquatinta e puntasecca nonché in bicromia, sarà la
summa massima, ma anche “Gesto” dove la dialettica positivo-negativo,
primo piano e secondo, continuità e interruzione, equilibrio statico e
dinamicità sono costantemente in essere. La serie incisoria “Oranti”,
“Presenze”, “Sacca primordiale”, poi, costituirà il maturato più proprio
di quanto lontanamente intrapreso nei primieri verdi esperiti di studio
accademico d'incisione. Il contemporaneo cadenzato concorsuale a
cattedre aprirà l'altro vocazionale, il didattico professionale, che a
partire dalla seconda metà del decennio successivo e fino al suo
naturale compimento avrà un significativo dedito istituzionale nel più
vivido “approfondire”, “pensare”, “sentire” e “fare” artistico a
nutrimento del nuovo e “amatissimo” generazionale. Agli albori di questa
ultima avventura il forte emotivo genererà ancora, stavolta nella terra
di adozione, un vivido testimoniato pittorico con anche aspetti di
ortodossa grammatica avanguardistico-percettiva. “La cattedrale: di
Santa Maira Assunta: di Oristano” e ”I Cavalieri: di Santulussurgiu”, da
una parte, ma anche “Composizione con Venere, Ottaviano e maschera”
nonché qualche altro sparuto restituito saranno a confermare l'ormai
maturato espressivo; “Blu ortogonale” e “Langue”, invece, estenderanno,
con la loro, quel credo di contemporaneità più vivida (di strutturazione
linguistica). La quadrupla e unica produzione muralistica, poi, sposerà
pienamente le istanze pittoriche, la modernità, il maturato e il
percettivo più spinto e dell'osmotico dialogo tra arte e paesaggio, tra
dare e avere in un equilibrio di necessità: oggetto-contesto-oggetto. Il
coinvolto dinamico sarà la chiave di lettura di questo adulto acquisito,
pertanto, pur nel loro essere senza titolo alcuno, il
“roto-traslatorio”, “l'iridescenza”, la “tensione di campo” e il
“geometrico-lirico” la faranno da padroni assoluti. La senilità odierna,
infine, sposa, da poco più di un lustro, il risvolto editoriale
facendosi istanza concreta, oggettiva e multipla, da una parte in un
primo momento come testimonianza e azione progettuale d'identità
paesaggistico natia di tutela, salvaguardia e valorizzazione
(documentazione puntuale e vissuta prolungandosi anche nel più personale
esperito narrativo che sostanzia quelle oggettualità), e in un secondo
momento narrando il vivido quotidiano relazionato cittadino umano e
ambientale, mentre dall'altra parte sostanzia disinteressatamente e
appassionatamente il contributo di lettura, analisi e interpretazione
critica di produzioni visuali altrui e sulla scorta del profondo e
sincero condiviso per quel credo che le oggettiva. Da artista ad
artista, dunque, dal profondo sentire ed esistenziato.
Per le edizioni EPD'O ha già pubblicato (vai a pag.1): Tagghjate (2020); Dalle
Tagghjate al Belvedere (2022a); Racconti dalle Tagghjate (2022b);
Racconti altri (2023); Girùddu lu Mònucu, la gioia di vivere (2024); la
collana di narrativa Tratti umani (2025a); Roberto Cau, i trittici.
Dialogo con l'artista (2025b); Note critico-interpretative sull'artista
Roberto Cau (2025c); La cracchera de Tziu Bellu (2026a); Racconti,
trilogia di narrativa: della memoria, della quotidianità dell'arte
(2026b).






