EPDO  Templum Artium atque Culturae - Ad Gentium servandam Memoriam
 
 
 
Conferimento dell'Attestato Culturale EPDO ad Antonio Marchi
in contemporanea con Angelo Fodde
 
 
Rassegna stampa a cura di Mario Virdis 
 
 
 
 
 
 
 
Che ogni forma d’arte sia sinonimo di Cultura (con la maiuscola) è cosa ben risaputa, e non sono certo io il primo a dirlo! La nostra sonnacchiosa Oristano, però, è da tempo che continua a restare adagiata in quel “dolce far niente”, antitesi dell’attivismo, della curiosità e della ricerca culturale. In passato, tanto per fare un esempio, qualche viaggiatore di passaggio definì alcuni personaggi della Oristano di allora, mollemente adagiati in Piazza Roma mentre stavano ad osservare il trascorrere del tempo per lunghe ore in ozio, come “Oreris” (letteralmente, “trascorritori di ore”, ovvero nullafacenti). Di recente, però, anche ad Oristano pare intravvedersi, quasi sbucando dalle tenebre, qualche sprazzo di luce culturale.
Fautore di questo tentativo di risveglio, di questa iniezione di vitalità, Roberto CAU, General Manager della Casa Editrice E.P.D.O. di Oristano, specializzata nella realizzazione di libri artigianali d’arte. Dopo aver riunito intorno a se diversi autori di opere di ogni tipo (dalla scrittura alla poesia, dalla pittura alla scultura), ha iniziato a premiare i più attivi, ideando e realizzando per loro un personale “Attestato Culturale”, quale riconoscimento dell’impegno mostrato, del valore personale e dello stimolo culturale dato all’esterno, nell’intento di ricreare anche ad Oristano un polo culturale da tempo assente. Insomma, un’idea geniale quella di Roberto, che sicuramente riuscirà a dare stimoli positivi a giovani e meno giovani.
Ebbene, in questo rinnovato contesto, dopo aver già provveduto a premiare diversi nominativi d’eccellenza, Venerdì scorso altri due personaggi si sono aggiunti ai precedenti: sono stati premiati Antonio Marchi e Angelo Fodde. Due figure entrambe strettamente legate al mondo della pittura, seppure in modo molto diverso. La cultura, cari amici, è diversità e non uniformità! L’artista, qualunque sia il linguaggio usato per esprimersi, è un personaggio eclettico, fuori dagli schemi consueti: sotto certi aspetti uno che gli schemi li rompe, li frantuma, partendo dal solito per arrivare a qualcosa di “diverso”, percorrendo vie nuove. Ebbene, anche Antonio e Angelo, seppure legati dall’arte pittorica, vivono nei meandri di mille diversità. Per meglio conoscere questi due personaggi, ecco un loro breve curriculum.
ANTONIO MARCHI
Antonio Marchi è nato a Oristano il 10 aprile 1945. A soli 11 anni, ragazzo curioso e amante della pittura e della ceramica, diventa allievo del pittore Carlo Contini e del ceramista Antonio Manis, presso la Scuola d’arte Ceramica di Oristano. A poco più di 18 anni, nel 1963 partecipa per la prima volta ad una collettiva di pittura. Nel 1964 si diploma Maestro d'arte e ceramista all'Istituto d'Arte di Oristano, dove inizia subito ad insegnare. Insegnamento di Disegno e Storia dell'Arte che proseguirà nelle scuole medie inferiori e superiori dell'isola fino al 1986; successivamente progetta e insegna in Corsi di Formazione e di aggiornamento.
Una delle sue grandi passioni, però, è il teatro, in particolare gli allestimenti scenici. Nel 1976 si avvicina al Teatro Sardo, diventa collaboratore del Commediografo Oristanese Antonio Garau, curando gli allestimenti scenografici e passando successivamente alla regia. Oggi Antonio Marchi è rimasto uno dei pochi, fedeli, seguaci di Antonio Garau, oltre che essere il suo più grande conoscitore. Un’amicizia, quella col commediografo, che gli consentì una costante frequentazione del maestro. Un giorno, per esempio, ha raccontato che Garau, durante uno dei frequenti incontri a pranzo con Lui e con altri amici in trattoria, riuscì – mentre erano a tavola - con un curiosissimo gioco di sguardi, a mettere in soggezione ed in seria difficoltà e confusione il cameriere, seppure senza profferire parola alcuna, suscitando grande ilarità tra i commensali e soprattutto tra i suoi amici a tavola, che unitamente agli altri presenti si scatenarono in grandi e fragorose risate.
Un incontro, però, fu per Lui sicuramente determinante, anzi fatale: quello con i Burattinai Ferrari di Parma, perché fece nascere in lui una nuova passione “travolgente”, quella per il Teatro dei Burattini. Nel 1978, dopo una mostra di pittura dedicata esclusivamente ai burattini, iniziò a realizzarli personalmente, realizzando con questi uno lo spettacolo “Su Pibiri Sardu”, il primo con burattini che parlavano in sardo.
Con la moglie Teresa ha costituito la Compagnia Baracca e Burattini, mettendo in scena diverse opere: Cappuccetto Rosso, Pinocchio, La Bella Addormentata, Albarosa, I tre Porcellini a Belvì, Gli Spaventapasseri, Ziu Bakis, i Fenici e i Romani utilizzando fiabe note o scrivendosi le trame. Nel 1996 scrive e illustra il libro Il Copione Illustrato, un manuale per la costruzione delle burattino-marionette.
Burattini-Marionette che usa anche a scopi sociali. Per parlare del diabete, per esempio, durante una conferenza internazionale di medici, scrive e mette in scena Su Dattori Cibudda, con una particolare interazione tra attori e burattini.  Con lo stesso tipo di interazione viene rappresentato Preparendi Pibiri Sardu.
Per mantenere vivo l'interesse sulle commedie di Antonio Garau ha costituito il Centro Documentale Antonio Garau. Appassionato e studioso della Sartiglia, nel 1987 realizza un manifesto premiato a livello internazionale Gli ultimi lavori ritornano alle origini con la realizzazione di pannelli e sculture in terracotta. Una sua scultura riproducente il campanile della Cattedrale di Oristano è stata donata al Papa Benedetto XVI e si trova in Vaticano.
Non ha mai abbandonato il suo primo amore per la pittura: i suoi quadri hanno partecipato a mostre e concorsi nazionali ed internazionali e sono presenti in varie collezioni private in Italia ed all'estero. Il suo amore più grande, però, resta il teatro dei burattini, in particolare la figura di Pinocchio. Antonio Marchi, da vero, autentico burattinaio, ha ammaliato e continua ad ammaliare generazioni di bambini, coinvolgendoli e rendendoli protagonisti-partecipi della favola teatrale nata sulla scia di Pinocchio, come ha di recente fatto con una grande mostra tenutasi al Museo Diocesano della nostra città.
Mario Virdis
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ANGELO FODDE                                                 
Angelo Fodde vive e lavora ad Oristano. Dopo essersi diplomato all' Istituto d'Arte di Oristano diventa insegnante di Educazione Artistica. Pittore, abile disegnatore, considerato “eccellente discepolo” del grande pittore oristanese Carlo Contini, è oggi eccellente maestro della scuola artistica arborense "Carlo Contini".  Fu proprio Carlo Contini a scoprire il talento del giovane Angelo, mentre era suo maestro di disegno e chiaroscuro, un insegnamento che gli fu proficuo per la sua successiva espressione pittorica di ricerca sul principio sintattico del movimento, cosa che lo caratterizzò e lo distinse dagli altri suoi compagni d 'Arte. 
Per conoscere e apprezzare meglio le sue doti, credo che risulti utile leggere una recensione su di Lui fatta da Pepetto Pau nel 1981 in occasione della sua personale alla Galleria Contini nel 1981.
“Da sei anni Angelo Fodde non espone una sua tela. Introverso, solitario, assorto, si è chiuso, per sei anni nella sua soffitta e ha lavorato in silenzio. Lodevole esempio di modestia, di umiltà e di impegno in questa oscena inflazione della pittura di cui tiene il primato nella città. Già da un anno avevo avuto modo di esaminare la produzione di Angelo Fodde e fin da allora, confortato dall'impegno del giovane pittore lo incoraggiavo a proseguire la strada faticosamente intrapresa. Oggi Fodde espone alla galleria Carlo Contini una vasta scelta della sua recente produzione e di quella di qualche anno addietro. E' un bene questo accostamento di una nuova forma pittorica a una pittura che ruotava ancora nell'orbita del maestro, Carlo Contini? E' un bene perché il pittore che espone, qui a Oristano, deve anzitutto dimostrare di saper dipingere e direi, anzi, di saper Contineggiare, se così può dirsi dello smodato uso e consumo che della maniera del Contini ha fatto tutta una anonima schiera di discepoli tenacemente legati ai suoi modi, al suo cromatismo, alla sua visione pittorica. Qui pertanto il nostalgico di quella pittura troverà la conferma delle capacità pittoriche del Fodde, incontrerà l'approvazione del più e forse si sentirà ripetere: bravo, sei il continuatore di Carlo Contini. A me, e a quanti, hanno sensibilità per le cose della pittura questo modo Continesco non interessa affatto. Chi sia il Fodde è da ritrovare in quell'impeto di movimento che pervade le sue più recenti opere. Fodde ha sempre dipinto cavalli, ma oggi ecco i suoi cavalli (e quanti ancestrali o recenti antenati non hanno i cavalli nella pittura...), oggi si può parlare dei suoi cavalli. Ed è tutto, per un pittore o almeno quando questo pittore, nella sua ossessiva ricerca di moto, crea giocolieri e danzatrici, studia e scopre rapporti cromatici, quasi urlanti, esplode in realizzazioni fantastiche e rapide, in visioni che, partendo dalla realtà, da segno grafico si trasformano in movimento, da movimento in colore, da colore in un tutto esasperato e disperato, in ribellione verso forme viete e scontate, in impegno preciso, in ricerca. E in questa ricerca è tutta la sua pittura valida, positiva, impegnata. PEPPETTO PAU    
 
La cerimonia di consegna degli attestati si è svolta nei locali del “Nababbo”, in un clima gioioso, ricco di spunti sia culturali che di amicizia. Presenti, oltre Roberto CAU e i due festeggiati, il gruppo di amici, tra i quali il sottoscritto, Beppe Meloni, Gian Piero Pinna, Giorgio Pani, Roger Emmi e altri, familiari e simpatizzanti nuovi e vecchi. 
La presentazione di Antonio Marchi l’ho fatta io, mentre Roger Emmi ha esposto il cursus honorum di Angelo Fodde.  La serata, aperta da Roberto Cau, che ha ringraziato tutti della presenza, è proseguita con un breve discorso di Beppe Meloni che ha commentato la pericolosa involuzione culturale che Oristano ha subito nel tempo, rinchiudendosi in se stessa senza aprirsi all’esterno: al dialogo e alla condivisione; è compito di tutti riportare la città ai fasti del suo luminoso passato.
Dopo le relazioni dei presentatori, la consegna degli Attestati, avvenuta in un clima di gioiosa partecipazione conviviale. Non sono mancati aneddoti riferiti al passato, mentre tra una buona pizza, un boccale di birra e un calice di spumante augurale, si è rinsaldato il clima di consolidata amicizia tra i commensali.
Credo che Oristano debba davvero ritrovare la gioia dello “stare insieme in amicizia partecipata”, con costante interscambio culturale, veicolo di coesione sociale, di rafforzamento dell’amicizia, di incremento della condivisione, spogliandoci di individualismi ed egoismi. Credo che il “sasso nello stagno” lanciato da Roberto, se noi vogliamo, potrà allargare sempre di più i suoi magici cerchi, e riportare la città a quella Oristano culturale del passato!
 
                                                                                                                                                                                                                                                   Mario Virdis
 
 

 

 

 

 

 

 

EPDO - Attestato Culturale Antonio Marchi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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