Libro ORISTANO
Città del Turismo Culturale
Territorio del Turismo Paesaggistico e Archeologico
IL SINIS
di Peppetto Pau
Il Sinis conquista il visitatore fin dalla prima volta che questi vi si inoltra, ma, a sua volta, non è facile conquistarlo. I colori di questa terra, sospesa tra ciclo mare e lagune e legata all'isola attraverso un solo lembo di terra, sono la sua prima caratteristica...
... Dietro la linea delle colline del Sinis il sole calava tra cumuli di nubi vermiglie o nella limpida trasparenza del cielo che, nella chiarità metallica era solcato da raggi verdolini. «Il raggio verde», diceva lo studioso. E avrebbe voluto fermarsi a lungo per contemplare quei fasci di splendore di un pallido oro verde che scaturivano dal crinale delle colline color d'ametista. I colori nel Sinis sono il primo incanto per il visitatore. Nel grande silenzio, per chi va verso Tharros, le acque di Mistras trascolorano immobili, i fenicotteri fanno isole di candore rosato nello specchio dello stagno...
... In ogni stagione questa terra ha un incanto. Quando tutta la pianura è coltivata a frumento e fremiti di vento di maestro imprimono un moto ondoso a quella marea verde, quando le spighe immobili si piegano sugli steli sotto la canicola e la piana è tutto oro, quando le stoppie scoprono la terra spaccata e flagellata dal sole, quando in autunno i solchi dell'aratro distendono una coltre bruna dalla riva degli stagni ai crinali delle colline di basalto...
... Ai suoi tempi era un'avventura raggiungere, attraverso piste paludose e sabbiose, la spiaggia di San Giovanni e tutta la costa del Capo San Marco a Is Arenas. Ma chi riusciva a superare quel tragitto era ampiamente ripagato dalla bellezza selvaggia delle spiagge, dal silenzio profondo, dagli effluvi del rosmarino e del cisto e del lentischio frammisti al profumo del mare. A San Giovanni non c'era che la chiesa del Santo, forse dieci case sgretolate dal vento e dalla salsedine e qualche capanna di falasco, abitazione invernale e primaverile di pescatori e rifugio di qualche villeggiante nei mesi estivi.
La pace era assoluta. Gli ampi arenili non presentavano orme umane, le rocce calcaree simili a coltri melate occhieggiate di violette, di papaveri e di gigli offrivano sconfinati spazi alla meditazione.
La voce del mare allora era quella di tutto il Sinis, con la voce del vento. Il gentiluomo oristanese paventava l'invasione, o meglio la profanazione di quelle plaghe da parte di una folla chiassosa, rissosa, irriverente. Ma la morte non gli consentì di assistere alla trasformazione della spiaggia di San Giovanni e allo sfrecciare delle automobili e dei pullmans sul nastro di asfalto che congiunge Cabras al promontorio di Tharros.
«Un muro, soleva dire il gentiluomo, che precluda l'accesso al Sinis, un muro che parta dalla foce de Sa Mardiri e si fermi al porto di Mare Pontis. Una sola porta carraia. E una sola chiave, da me custodita!».
Certo queste fantasie di un vecchio appassionato del mare e di quelle coste oggi non destano che un sorriso, un po' comprensivo, un po' ironico, ma in fondo amaro.
Un tempo, fino all'immediato ultimo dopoguerra, il Sinis appartenente ai vari comuni veniva adibito per due anni a colture cerealicole e per due anni a pascolo brado. Questa antichissima usanza era specialmente rispettata nel Sinis di Cabras che abbraccia un'area di oltre 11.000 ettari. I pastori e i contadini avevano instaurato un modus vivendi che solo l'esperienza plurisecolare era riuscita a rendere valido e fecondo...
... Chi abbia desiderio di nuotare in un mare di smeraldo limpido e di lunghi torpori sotto la canicola s'incammini dalla chiesa di San Giovanni e percorra quella strada asfaltata che dalla chiesa porta agli scavi di Tharros e alla cosiddetta terrazza sul mare. La strada,
che ha inspiegabilmente violato nel tracciato una preziosa zona archeologica ancora tutta da scoprire, termina proprio all'ingresso della recinzione degli scavi di Tharros. Nell'ultimo tratto il nastro asfaltato è stato percorso da un misterioso brivido, si è spaccato, si è abbassato, è slittato verso la grande spiaggia dei basalti. La terrazza poi, che avrebbe dovuto consentire una sosta in contemplazione di una stupenda baia chiusa dal promontorio della torre di San Giovanni a sud est e in lieve curva a sud ovest verso la grande necropoli sommersa dal cemento delle nuove case, la terrazza è come un gran cubo di cemento spaccato, pencolante paurosamente verso la spiaggia. E ci si meraviglia che ancora nessun cartello inviti l'incauto visitatore almeno alla prudenza. Per fortuna pochi vi si fermano, se non per cogliere quei fragili papaveri giallini e le violette che vi allignano. Si procede oltre l'accesso agli scavi di Tharros e ci si inerpica per una sconnessa pista sassosa dalla quale affiorano creste di mura romane e di macigni.
II primo incanto, dopo la breve discesa, è lo spettacolo del Golfo di Oristano. L'enorme C chiusa dall'altipiano della Frasca e dai monti azzurri di Guspini è uno specchio dai colori più impensati, secondo i venti, dal blu cupo punteggiato di schiume bianche, a una lastra di madreperla con tutte le sue trascoloranze. Tharros, grande scheletro fiorito di bocche di leone lillipuziane, di papaveri, di violette, è un anfiteatro silenzioso di ruderi. Dall'alto la grande torre spagnola costruita sui macigni del mastio nuragico, pare proteggere il malinconico risveglio della città morta. In breve si è di fronte all'istmo più sottile dell'estrema penisola meridionale del Sinis.
Una lingua di terra, non più larga di cento metri, giace tra due mari. La cinta muraria meridionale di Tharros corre proprio là; dal culmine della collina verso il golfo di Oristano. È stata individuata, ma ancora non è stata posta in luce. Qui comincia la grande necropoli tharrense, subito dopo la cinta muraria, dal crinale della collina su tutta la stretta cortina dell'istmo fin verso l'altro grande promontorio verde di lentischi. Due mari si offrono al visitatore: se spira maestrale il Mediterraneo è mosso, le onde s'infrangono sul vasto arenile sparso di grandi ammassi di roccia arenaria, tra due grandi dirupi poggianti su un cataclisma di basalto... Peppetto Pau
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Tratto dal Libro Peppetto Pau
Peppetto Pau il cantore del Sinis
A cura di Gianfilippo Uda, Antonio Corrias, Beppe Meloni, Marco Porcu, Martino Fadda e Roberto Cau
Poesie - Testi - Foto
Pag. 135 - Formato 14 x 21 - € 22,00
Libro del Turismo Culturale di Oristano
Pag. 310 - Form. 14 x 21 - € 25,00


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