Libro ORISTANO
Città del Turismo Culturale
Territorio del Turismo Paesaggistico e Archeologico
UNA BOMBONIERA SENZA CONFETTI
di Paolo Vanacore
Una bomboniera senza confetti. Così mi vien da definire la nostra Oristano, alla quale mi sento particolarmente legato, ma dalla quale si potrebbe ottenere di più. E le si potrebbe dare di più. Molto di più.
La bomboniera c’è: una cittadina piccola, a misura d’uomo, nella quale si può scegliere cosa fare, chi frequentare, con chi incontrarsi, come circolare. Una cittadina che potrebbe offrire tanti servizi al pari di altrettanta tranquillità.
Ho usato il condizionale poiché, purtroppo, in questo caso le potenzialità non corrispondono al risultato.
E non si dica che Oristano non offre nulla, che la gente dorme e non ha voglia di far niente, che non ci sono opportunità per potersi mettere in gioco o per avere occasioni di svago.
Il popolo di Oristano, soprattutto negli ultimi decenni, sta dimostrando sempre più la sua “voglia di fare”. Ma per fare, ci vogliono i luoghi, gli spazi, le attrezzature, i locali.
Soprattutto, ci vorrebbe una volontà politica della cui esistenza, per la verità, poche volte ho avuto riscontro, soprattutto negli ultimi decenni. E alla volontà politica, si dovrebbe accompagnare una capacità tecnica da parte degli amministratori.
Spesso, troppo spesso, ci troviamo in presenza di amministratori comunali cui viene dato un assessorato del quale poco conoscono dal punto di vista tecnico: il risultato è quello di adottare scelte e decisioni del tutto inadeguate alle fattispecie che man mano si presentano, magari non per mancanza di volontà, ma per semplice mancata conoscenza della materia. In questi casi, un assessorato attribuito a chi tecnicamente conosce la materia, magari perché l’ha praticata professionalmente o anche solo amatorialmente, sarebbe auspicabile più di un’attribuzione di natura prettamente politica.
Purtroppo, gli argomenti interessati da questa problematica sono, e sono sempre stati, troppi e ricorrenti.
Ma partiamo dalla viabilità.
L’idea delle ultime amministrazioni – ulteriormente rinforzata da quella tuttora in carica – di istituire una zona a traffico limitato nel centro città, costituisce quanto di più deleterio possa ravvisarsi in un centro piccolo qual è la nostra cittadina. A riguardo, ho spesso sentito fare paragoni con città di centinaia di migliaia di abitanti: paragoni che non possono reggere, proprio per l’esiguità della nostra popolazione e la ristrettezza del territorio a disposizione. Chiudere ulteriormente al traffico un centro storico che già negli anni Novanta subì una prima e pesante restrizione, con l’inibizione al traffico automobilistico di Via Garibaldi, piazza Roma e via De Castro, significherebbe far morire definitivamente un centro città già agonizzante. E’ sufficiente percorrere la via Mazzini per avere un’idea dell’attuale situazione del commercio al dettaglio. Vetrine di locali tristemente vuoti, ricoperte solo da cartelli urlanti “Affittasi” e “Vendesi”; parcheggi un tempo introvabili, ora disponibilissimi; pochi passanti distratti, tutt’altro che abbagliati dalle poche vetrine degli esercizi commerciali rimasti, oramai economicamente agonizzanti.
Ripenso con profonda nostalgia agli anni Sessanta e Settanta quando, in occasione delle festività natalizie, la Camera di Commercio organizzava il “Concorso per la migliore vetrina” tra gli allora numerosissimi commercianti del centro città.
Dove saranno finiti tutti i viandanti, i potenziali acquirenti o, semplicemente, coloro che intraprendevano spesso una tranquilla passeggiata per ammirare le vetrine ed, eventualmente, acquistare qualcosa? La risposta è semplice, quanto tristemente realistica: ora riempiono i centri commerciali, i vari supermercati o, semplicemente, sono a casa che ordinano i prodotti su internet.
Un ottimo modo, questo, per far morire il commercio al dettaglio e il centro città.
In proposito, ricordo che quando, nei primi anni Novanta, l’amministrazione allora in carica decise di chiudere la via Garibaldi dove era situata l’azienda di famiglia e, contemporaneamente, permise la nascita dell’attuale Centro Commerciale Porta Nuova, nel giro di soli quattro anni fummo costretti a chiudere l’attività.
Attualmente, soprattutto con l’avvento di internet e la proliferazione a dismisura della grande distribuzione, gli esercizi commerciali al dettaglio stanno abbassando le saracinesche ad ogni pie’ sospinto.
La recente chiusura al traffico della Piazza Manno, inoltre, ha contribuito ulteriormente a rendere difficoltoso l’accesso delle autovetture al centro città, con ulteriori conseguenze negative per il commercio, oltre a quelle sopra menzionate.
Nelle more dell’attivazione di nuove aree adibite a parcheggi, sarebbe invece opportuno evitare l’attivazione di ulteriori zone esclusivamente o parzialmente pedonali e, nel contempo, favorire la rinascita del piccolo commercio al dettaglio e dell’artigianato, incentivando la crescita delle antiche attività artigianali (ad es: calzolai, figoli, falegnami, fabbri, etc. etc.).
E a chi invoca la ZTL invitando tutta la popolazione a circolare a piedi o all’uso della bicicletta, occorre opporre il fatto che sono in tanti coloro che, pur non potendo essere classificati come invalidi – e, dunque, non potendo usufruire dei permessi a questi dedicati -, hanno difficoltà di deambulazione o soffrono dell’impossibilità di salire in sella ad una bici.
Inoltre, sarebbe difficoltoso inoltrarsi a fare la spesa in negozi privi di un parcheggio nelle zone ad essi limitrofe.
Un’aspra critica va inoltre riservata al recente rifacimento di quattro piazze storiche della nostra cittadina. Infatti, parafrasando lo scrittore e poeta Vincenzo Monti, possiamo affermare che se Piazza Pintus (la cosiddetta Pratz’e Bois del Foro Boario, per intenderci) piange, Piazza Ungheria (Piazza della Stazione) non ride. La prima, infatti, appare come un deserto di giorno e come un cimitero la notte; la piazza Ungheria, pur se ora è stata riordinata e ripulita dalle erbacce imperanti nelle sue aiuole, ha privato di indispensabili parcheggi sia i viaggiatori che i clienti degli esercizi di ristorazione vicini. A poco valgono, in quest’ultimo caso, i parcheggi ricavati dietro la stazione ferroviaria, scomodi da raggiungere, soprattutto in caso di maltempo.
La terza piazza oggetto di scempio è la piazza Mariano, ornata dallo storico Monumento ai Caduti, ma originariamente privata sia delle utilissime piante che rappresentavano un’oasi di frescura per chi sostava là nelle giornate estive, sia delle panchine che sono state sostituite da dei lunghi sterili blocchi in stile minimalista, privi di spalliere e decisamente scomodi. Solo recentemente, e dietro numerose e vibrate proteste da parte della popolazione oristanese, si è posto riparo a tale disagio con la collocazione di alcune panchine degne di tal nome. Una piazza che, con l’inutile distesa d’erba simile ad un campo di calcio fuori contesto e con il bianco accecante sotto il sole della pavimentazione, scoraggerà chiunque alla sua frequentazione, soprattutto nelle giornate estive. Per non parlare del traffico automobilistico che, non potendo più usufruire della rotonda naturale fornita dalla piazza intorno al monumento ai caduti, crea inestricabili ingorghi ogni mattina. In definitiva, una piazza stravolta, snaturata, anch’essa privata di utili parcheggi per l’accesso agli esercizi commerciali della zona.
Un discorso a parte va riservato alla quarta piazza oggetto di rifacimento: la piazza Manno.
Esteticamente gradevole, pecca purtroppo di funzionalità. Privata della strada di accesso al centro storico – come accennato in precedenza – crea notevoli ingorghi di traffico nella rotonda adiacente, nella via Solferino e nella via Cagliari fino all’ARST, oltre ad aver privato, così com’è avvenuto per la piazza Mariano, gli esercizi commerciali di parcheggi adeguati. In proposito, si dice che un grande parcheggio dovrebbe essere attivato nell’attuale piazzale dell’ARST. Andrebbe benissimo, ma la sua realizzazione avrebbe dovuto essere attuata prima della chiusura della piazza e non viceversa.
Sembra di essere di fronte ad ingegneri che, nella costruzione di un palazzo, creino prima l’attico e poi le fondamenta!!!
E vogliamo parlare degli altri elementi della piazza? Un altro campo di calcio in erba che, peraltro, ha già creato una risalita di umidità nelle pareti dell’ex carcere - che, per inciso, sarebbe dovuto diventare la Reggia Giudicale da offrire come ulteriore monumento storico a cittadini e turisti, ma invece… -, e poi le “panchine costruite al contrario”, come io le ho definite. Panchine esteticamente gradevoli, non v’è dubbio, ma sulla cui funzionalità si nutrono fortissime perplessità: sono infatti costruite a semicerchio, a mo’ di anfiteatro; ma in un anfiteatro i posti a sedere sono situati all’interno del semicerchio, non al contrario. In definitiva, se io mi siedo in una di quelle panchine e devo chiacchierare con una persona che mi sta a fianco, sono costretto al guardare al lato opposto. Fateci caso.
Per non parlare delle “mezze spalliere”: mezza panchina dotata di spalliera, mezza no; mancano solo i blocchi di partenza e lo sparo dello starter: i più veloci conquisteranno i posti con spalliera; pazienza per i più lenti. Una vera assurdità! Che siano stati spesi soldi per approvare progetti – peraltro di professionisti non sardi!!! – di tal fatta, è una vera aberrazione.
A proposito di anfiteatro, sarebbe invece cosa assai gradita la costruzione di un’area con un anfiteatro naturale, preposta all’esecuzione di spettacoli di vario genere. Ne abbiamo esempi validissimi in diverse località limitrofe, ad esempio Ollastra e Bauladu, tanto per citarne alcune. La stessa Piazza Manno, i giardini di Viale Repubblica o Torre Grande potrebbero essere siti adatti. Proprio a Torre Grande, nei primi anni Novanta, venne avviata la costruzione di un piccolo “Teatro tenda” del quale, purtroppo, non si seppe più nulla.
Per concludere l’esame delle ultime opere pubbliche, l’ultima “perla” ingegneristica è rappresentata dai lavori appena conclusi nell’area antistante il cimitero di San Pietro: impossibile da utilizzare da parte dei cittadini, che non sanno più dove poter parcheggiare; di difficile accesso anche per le imprese di pompe funebri per via dello scarso spazio dedicato al passaggio delle auto destinate a portare le salme all’interno dell’area cimiteriale.
Insomma, in nome dell’oramai abusato “green”, sono state ridotte in modo abnorme, inutile e anzi dannoso, le possibilità di utilizzare e parcheggiare gli autoveicoli. Per non parlare delle carreggiate, ristrette in modo assai pericoloso, privilegiando marciapiedi di grandezza spropositata rispetto al traffico pedonale: un esempio per tutti, la via Marconi, coi marciapiedi pressoché deserti e il traffico automobilistico congestionato; ancora, le piste ciclabili, quasi totalmente ignorate dai ciclisti, che preferiscono la carreggiata dedicata alle autovetture, anche perché quei pochi che le utilizzerebbero se le ritrovano, viceversa, invase dai pedoni. In definitiva, sarebbe auspicabile un riallargamento delle carreggiate, accompagnato da alcuni corsi su:
- Corretto uso delle rotonde da parte degli automobilisti;
- Corretto uso delle piste ciclabili e dei sensi unici(!) da parte dei ciclisti;
- Corretto uso degli attraversamenti pedonali da parte dei nostri “pedoni – kamikaze” i quali, pensando che l’automobilista abbia la capacità di leggere nel pensiero, si gettano improvvisamente e scriteriatamente sugli attraversamenti pedonali, con grave rischio per la loro incolumità e per la patente del povero conducente.
Ma le potenzialità di Oristano non si esauriscono certamente nella materia prettamente commerciale o nella viabilità. L’arte, la cultura e lo spettacolo richiedono a gran voce spazi dedicati, ora quasi del tutto assenti. Il solo Teatro “Antonio Garau” che, tra platea e galleria, annovera poco meno di 400 posti a sedere, non è di certo sufficiente a soddisfare la sete di eventi che l’utenza sta dimostrando di possedere. Lo stesso palcoscenico e le quinte, a causa delle loro ridotte dimensioni, possono accogliere solamente rappresentazioni che presuppongano scenografie poco consistenti in termini di occupazione degli spazi.
Le altre sale adibite a convegni e/o spettacoli (Hospitalis Sancti Antoni, San Domenico, Centro Servizi Culturali, tanto per citarne alcuni) non possono essere considerate sufficienti, soprattutto qualitativamente, per ospitare rappresentazioni e spettacoli culturali, musicali e teatrali.
Auspicabile sarebbe anche estendere a tutto l’anno la meravigliosa iniziativa di “Monumenti aperti”, attualmente limitata ad una sola piccola fetta del periodo primaverile. Se attuata a pagamento, come d’altronde si verifica per la visita ai monumenti delle altre città d’Italia, potrebbe costituire un indotto atto a fornire maggiore afflusso turistico e ad offrire nuove ed ulteriori opportunità di lavoro, oltre che fornire un notevole introito alle casse comunali.
La valorizzazione di Torre Grande - che potrebbe diventare una piccola “Long Beach sarda” col suo lungomare costellato di locali notturni - e del suo porticciolo, moltiplicherebbero le presenze turistiche nel periodo primaverile, estivo e autunnale. Non dimentichiamo, infatti, che in Sardegna l’estate dura otto mesi l’anno. Sarebbe invece auspicabile non realizzare alcun intervento nella pineta della stessa località, già oggetto di ampie discussioni per l’acquisto di una sua area da parte della “IVI Petrolifera S.p.a.” con lo scopo di destinarla a realizzazione di una struttura golfistica.
E poi, sia per Oristano che per la borgata di Torre Grande, sono necessarie panchine, panchine e ancora panchine: la gente deve assolutamente riprendere a socializzare dopo la reclusione dovuta alla pandemia.
Ancora: la quasi totale assenza di cestini per i rifiuti. Elemento, questo che, se da un lato non giustifica affatto il cittadino che getta i rifiuti in strada con la scusa dell’assenza di appositi contenitori, dall’altro fungerebbe da deterrente affinché ciò non avvenga.
Insomma, per concludere questa lunga e di certo non esaustiva disamina, possiamo dire che Oristano è una splendida cittadina che attende solo di venir riempita di cose belle, come una bomboniera che ancora attende i suoi confetti.
Paolo Vanacore
Libro del Turismo Culturale di Oristano
Pag. 315 - Form. 14 x 21 - € 25,00
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Libro Turismo Oristano in Vetrina



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