Libro ORISTANO
Città del Turismo Culturale
Territorio del Turismo Paesaggistico e Archeologico
ARISTANIS O ORISTANIS?
L’origine tra mito e leggenda
di Marco Porcu
L'interrogativo è d'obbligo di quando qualcuno, o più di uno, gettarono le fondamenta della città di Oristano. Giacchè la storia di quel tempo ha lasciato poche testimonianze, a noi non resta che ipotizzare un percorso probabile dell'insediamento urbano, confortati da qualche evento dato certo.
Dalla pubblicazione di Giuseppe Maria Carta, nella sua pubblicazione “Brevi notizie sulla città di Oristano” si rileva: “… la vera etmologia della parola Oristano, deriva dalle parole latine “aureum” e “stagnum”, oppure ancora dal latino “ore stagni” che ha il significato “in bocca agli stagni”, ancora dallo stesso latino “arista” che stà per spiga, per la traduzione in italiano “favella”.
Ancora, dal manoscritto del Canonico Scintu, si apprende: “… ora però è una storica verità che Oristano viene dalla principessa Aristana, che fondò la città, imponendole il suo nome, in quel medesimo sito, dove in più remoti secoli sorgeva l'antica Othoca…” in questo punto, già dai tempi più remoti, vi esisteva un'altra città chiamata Othoca, della cui ubicazione non si può dubitare.
Probabilmente al tempo che vi si trasferì Aristana era abbandonata, ed essa sui ruderi di quelli, innalzò la nuova città. Nei tempi posteriori fu chiamata Arborea dalle folte selve degli alberi che vi allignano prodigiosamente, nome che poi fu esteso alla regione ed alla provincia…” Canonico Giovanni Spano, bollettino archeologico sardo.
Di Rafaele Angelo Sanna, in “Aristana” appunti storici, edito dalla Società Editoriale Italiana - Cagliari 1953, riporta: …”Operto, figlio di Zoneto, ed a questi tempi degno successore nel giudicato dopo le lodi meritatesi dai principi cristiani, e dallo stesso papa, per la celebre vittoria riportata dai saraceni, e per l'espulsione di questi a tutta l'isola, pervertito poi dalle pessime insinuazioni ed esempi di Ugone, Giudice di Cagliari, perciò caduto in disprezzo…”da disperato rinunciò al Giudicato in favore del suo primogenito Gunale verso il 982.
Questi impotente a governare, perochè sempre malaticcio in conseguenza di piaceri presisi nella sua giovinezza, per consiglio dei vescovi del suo giudicato, s'associò nel governo della sorella Aristana, donna savia, amata da tutto il Giudicato, per il grande suo impegno e per le grandi virtù.
la fabbrica d'Arborea felicemente progrediva, morì Gunale, ed ecco gravi contese tra i di lui figli Bosone primogenito.
Questa gran donna, vista l'impossibilità di sostenersi in Tharros per le frequenti invasioni dei Barbari, diede pronta mano all'esecuzione del preconcepito disegno di fondare più dentro terra e in più sicuro sito la nuova città… Mentre Artemio e Mariano, per la successione al Giudicato. Risolta la controversia, col giudizio del Papa cui Aristana si recò. Bosone… successe al defunto padre Gunale, e con caldo impegno proseguì alla fabbrica della nuova città, alla quale volle cambiare il nome Aristana in quello della figlia Ferocia.
Questa indi a poco cessò di vivere, e così svanì l'ardente voglia di Bosone, ingrato a quella zia, cui peraltro doveva lo stesso Giudicato.
Sopraggiunte altre guerre coi saraceni, la bell'avviata fabbrica di Aristana venne sospesa, finché tornò la pace alla pressoché desolata Tharros, lacchè venne, quando morto Bosone, senza figli, nel campo di battaglia, combattendo contro Museto verso il 1021. Un certo Mariano di Pisa, che dirigeva l'esercito arborense, riportata gloriosa vittoria da quel barbaro, venne acclamato dagli Arborensi per loro Giudice, e questi fu Mariano I.
Intanto l'etmologia ci viene ancora in soccorso sul significato e origine del nome Oristano: taluni sostengono che sia legato agli stagni che circondavano i suoi confini che, per via della grande quantità di molte varietà di pesci che vivevano in quelle acque, nelle giornate soleggiate e limpide, quando nuotavano a pelo d'acqua, le loro squame a contatto con i raggi solari, riflettevano piccoli bagliori dasomigliare a quelli di metalli come, ad esempio, l'oro. Scomponendo il nome Oristano in ori - stano, cioè oro nello stagno, stando alla leggenda, il significato parrebbe sostenibile.
Altra interpretazione, invece, vuole che il nome di Oristano derivi dalla scomposizione del nome ma nella parlata della lingua sarda: ori starebbe per "oru", che in sardo significa margine, confine, e stano stagno, perciò "al margine dello stagno", al suo confine.
Oristano era, comunque, un piccolo villaggio lagunare che gravitava intorno ad un altro abitato: Othoca, città che la leggenda definisce "importante", sino a descriverne i confini e l'estensione: dalla regione di San Nicola, sino a "Cuccuru 'e portu, con protensione a est.
I dati consigliano di riportare la leggenda, senza ulteriori fantasticherie o peggio, dare per certo quello che è assolutamente incerto, come la storiella che vuole l'incredibile Eden scomparsa sotto lo stagno di Santa Giusta.
Dai documenti probanti, Oristano entrerebbe nella storia nell'anno 1070, quando gli abitanti di Tharros, gloriosa città che si vuole di origine fenicio-punica, l'abbandonarono definitivamente.
Il motivo dell'evacuazione aveva origine dalle continue incursioni piratesche dei saraceni che, in quel tempo, imperversavano nel Mediterraneo, saccheggiando, uccidendo, distruggendo.
Erano i famosi "Mori", che costringevano i tharrensi a vivere in un permanente stato di guerra per difendere la propria esistenza.
A questo punto, è opportuno ripartire dalla città di Tharros, di quando era la capitale del Giudicato di Arborea che, come si è detto, trovava sempre più difficile fronteggiare i continui assalti delle orde fameliche e feroci degli assalitori, perciò costretta a scegliersi un'altra sede lontana dalle coste e quindi meno esposta ai predatori.
Oristano era ciò che serviva: villaggio ben protetto, insediato sulla sponda sinistra del fiume Tirso, adagiato nell'acquitrinio e nella palude meglio noti come "arba", (arba: la definizione sembra derivi il nome di Arborea, com'era chiamata allora tutta la plaga che diede il nome al Giudicato), di non facile accesso agli estranei dell'insediamento perchè ne ignoravano i passaggi obbligati, venne così scelta come nuova sede giudicale.
Tharros ormai deserta, abbandonata alle voglie dei predatori, dei rapinatori e dei profanatori di tombe che, senza alcun ritegno e sino al secolo scorso, pur di riuscire nei loro intenti malefici e criminali, non si posero scrupoli ad usare persino la dinamite per scoperchiare le tombe, in cerca di tesori, con il solo fine dell'arricchimento personale.
Si deve aggiungere che i venti, le mareggiate e certi movimenti bradisistici, hanno fatto il resto, facendo finire molte cose sotto la sabbia della profondità del mare.
Nonostante la campagna di scavi che ha fatto tornare alla luce la notevole estensione dell'insediamento, Tharros è ancora oggi oggetto di attenzione da parte di tombaroli, di predatori e di volgari delinquenti, sempre in agguato sia per mare che per terra (sempre nottetempo) al fine di asportare l'asportabile, includendo colonne e capitelli. Marco Porcu
Tratto dal Libro di Marco Pordu
Storie e tradizioni de Aristanis
Marco Porcu e Emilio Matta
Pag. 135 - Formato 14,8 x 21- € 18,00

Libro del Turismo Culturale di Oristano
Pag. 310 - Form. 14 x 21 - € 25,00

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