Libro ORISTANO
Città del Turismo Culturale
Territorio del Turismo Paesaggistico e Archeologico
L’ ANTIQUARIUM ARBORENSE
La lunga storia
di Beppe Meloni
"La collezione qui esposta prende il nome dal comm. avv. Efisio Pischedda dai cui eredi l'acquistò il Comune di Oristano nell'anno MCMXXXVIII-XVI. "Come ricorda Raimondo Zucca, direttore del museo archeologico di Oristano, in questo lungo e dettagliato racconto, questo testo, inciso su una lastra di marmo bianco, commemora l'avvenuta costituzione, nel XVI anno dell'Era fascista, dell'Antiquarium Arborense, formato dai materiali archeologici della grande collezione Pischedda, salvata dalle intenzioni di vendita all'estero, mercè l'intervento di due protagonisti, che non figurano nella targa: il Podestà Paolo Lugas e l'archeologo Doro Levi. Quest'ultimo dedicava all'Antiquarium Arborense di Oristano una lunga nota nel Bollettino d'Arte del 1948. Nell'articolo si coglie una vena polemica nei confronti del suo predecessore Antonio Taramelli, al quale, pur senza essere citato esplicitamente, è attribuita la responsabilità di aver tollerato il continuo accrescimento della collezione Pischedda mediante scavi a Tharros.
"È strano dover ammettere che il suo proprietario (Efisio Pischedda) aveva ottenuto un più o meno tacito consenso dalle autorità archeologiche della Sardegna a eseguire tali scavi, senza dover rendere alcun conto, e tanto meno, consegnare una parte dei trovamenti ottenuti in seguito ad essi. "I documenti ottocenteschi che abbiamo passato in rassegna assolvono l'innocente Taramelli dalle accuse del Levi, dettate dal clima di un epoca che vide lo stesso Taramelli onorato dal Laticlavio ed il Levi costretto, per la sua origine ebraica, all'emigrazione negli Stati Uniti. Al Taramelli va riconosciuto il merito storico di aver salvaguardato la collezione oristanese, vivente il Pischedda; al Levi quello di averla conservata alla fruizione pubblica in stretta collaborazione con il Podestà Paolo Lugas. A sette anni dalla morte del Pischedda, il 17 giugno 1936, la Soprintendenza cagliaritana dispose una ricognizione inventariale della raccolta Pischedda. Era successo che nel 1936 il nuovo ispettore onorario per le antichità di Oristano,il sacerdote Giovanni Melis Abis, avesse percepito in città dei rumori intorno al destino delle venti casse in cui erano stipati i reperti della collezione: la voce pubblica era quella di una vendita in Germania dopo i tentativi già ricordati con Londra e il Vaticano. La riservatissima notizia dell'alveo degli eredi Pischedda era corsa di bocca in bocca fino a raggiungere le orecchie del nostro ispettore onorario, che immediatamente informò il Soprintendente delle trattative segrete. Doro Levi bloccò ogni ulteriore operazione e, verificato, attraverso il riscontro inventariale, la scomparsa di "imponenti sezioni della collezione soprattutto quelle commercialmente più valutate" (il famoso "scrigno" e le monete), decise di passare al contrattacco. Scrisse al Comune di Oristano proponendo allo stesso di acquisire la Collezione Pischedda al prezzo di ventimila lire, ben inferiore al valore reale della Raccolta, col dichiarato scopo di "punire l'avvenuta alienazione di oggetti senza il prescritto permesso, "Il sabato 26 febbraio 1938, vigilia della Sartiglia, la giostra equestre del carnevale oristanese, si riunì nell'ufficio comunale di piazza Municipio alla presenza del soprintendente Doro Levi, la Consulta Municipale di Oristano, per esprimere il parere di competenza circa l'acquisto della collezione d'arte antica di proprietà degli eredi Pischedda. Erano presenti: il cav, avv. Paolo Lugas Podestà e i consultori avv. Alfredo Corrias, Francesco Dore, Luigi Ferrari, Giuseppe Loddo, Gaetano Perra e Pasqualino Casu, con l'assistenza del segretario capo Federico Deidda. La delibera è la seguente: Il Podestà da lettura della nota Prefettizia 16 febbraio 1938, N. 968G Gab. con la quale, premesso che il Ministero dell’Educazione Nazionale ha considerato l’opportunità che la suddetta collezione, sottoposta a vincolo d’importante interesse, venga acquistata da un ente pubblico e conservata integralmente, invita questa Amministrazione ad esaminare la possibilità di acquistarla, tanto più che il prezzo proposto di L. 20.000 è notevolmente inferiore al valore di essa. Oristano che è la diretta discendente della scomparsa città di Tharros ha il dovere morale di serbare e conservare le preziose memorie della Grande progenitrice, atte a testimoniare il suo grado di civiltà, ben superiore a quello raggiunto dalla stessa Cartagine. Il Museo verrà sistemato e ordinato a cura delle Soprintendenza, conside-razione che il sacrificio che il comune deve fare è largamente compensato dall’interesse che l’erigendo museo desterà, col vantaggio della città, fra gli studiosi e gli specialisti di arte antica. “Seguì il 9 luglio 1938 la delibera podestarile d’acquisto della collezione Pischedda, che imputava al bilancio 1938 la prima rata di lire 10.000 lire ed al bilancio dell’anno successivo la seconda rata di uguale importo. Nacque così il Museo di Oristano che prese il nome di “Antiquarium Arborense” in memoria del regno di Arborea che nel Medievo assicurò alla città di Oristano un rango tra le capitali d’Europa, ancorchè la collezione Pischedda non avesse che sporadiche testimonianze di quell’epoca. Il museo fu aperto nel novembre 1939 in una vasta sala del palazzetto che ospitava anche la Tesoreria Comunale, in via Vittorio Emanuele 10. Non erano trascorsi sette mesi dall’inaugurazione dell’Antiquarium Arborense che la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Francia (10 giugno 1940) impose drastiche misure di tutela dei beni culturali. I materiali del neonato Antiquarium dovettero malinconicamente ridursi alle consuete casse in cui erano stati stipati per molti anni e cercare ospitalità in altri lidi: questi furono individuati nella vecchia casa comunale di Seneghe, proprio il borgo natio dell’avvocato Pischedda. La scelta temeraria, a causa della breve distanza dal campo di aviazione di Milis, più volte bombardato dall’aviazione anglo-americana, si rivelò comunque efficace, cosicché nel gennaio 1945 il nuovo sindaco di Oristano ingegner Davide Cova decise, d’intesa con la Soprintendenza cagliaritana, retta dal grande storico dell’arte Raffaello Delogu, di restituire la collezione archeologica ad Oristano. Nel contempo, con delibera della giunta municipale del 10 febbraio 1945 veniva nominato Conservatore dell’Antiquarium Arborense l’oristanese Peppetto Pau che fino alla sua morte nel 1989 sarà l’anima del Museo e il più raffinato spirito della cultura cittadina. Il museo risultò così, grazie al suo curatore, “una delle più prestigiose raccolte di antichità e di opere d’arte storiche esistenti in Sardegna, che… fa parte organica dello scenario culturale oristanese, arricchito con innegabile competenza scientifica e col gusto unico del conoscitore Salvatore Naitza. purtroppo l’Antiquarium Arborense dovette conoscere l’oltraggio di un clamoroso furto, avvenuto ad opera di ignoti la notte tra l’11 e il 12 settembre 1966: sparirono cosi i prestigiosi bronzi figurati nuragici, i gioielli aurei e in argento, gli scarabei punici e le gemme romane. Dei reperti trafugati ricomparve misteriosamente nel 1980, in una collezione svizzera, un bronzetto nuragico rappresentante una doppia protome d’ariete. Intanto i locali dell’Antiquarium Arborense risultavano troppo angusti per ospitare sia la grande collezione Pischedda, sia le altre collezioni private oristanesi che venivano donate al Comune: nel 1946 la raccolta di Angelo Carta, nel 1965 la collezione privata di Peppetto Pau e l’anno successivo quella di Titino Sanna Delogu. Seguendo un antico suggerimento del Soprintendente Antonio Taramelli, riaffermato dai grandi archeologi Doro Levi e Giovanni Lilliu nel 1945, la scelta del Comune per la nuova sede dell’Antiquarium Arborense cadde su palazzo Parpaglia. Il palazzo, di gusto neoclassico appartenne nel tardo Ottocento, al sindaco di Oristano, Salvatore Parpaglia e, successivamente, divenne la Casa del Fascio oristanese, accogliendo Mussolini il 15 maggio 1942. Il palazzo fu poi Tribunale Militare di guerra, scuola media, ufficio sanitario, e finalmente, dal 28 novembre 1992, il nuovo Antiquarium Arborense. La ristrutturazione dell’edificio è stata opera dell’architetto Franco Virdis, mentre lo studio museologico e l’allestimento museografico è stato compiuto con la regia dei Soprintendenti Francesca Segni Pulvirenti e Ferruccio Barreca, da Romano Albano Antico, autore contemporaneamente dell’analogo intervento museo-grafico nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. La gestione del museo oristanese è assicurata dalla società “La memoria storica” di Cagliari che nell’arco di un quindicennio ha assicurato, sotto l’egida dell’am-ministrazione comuinale, una viva attività culturale, incentrata particolarmente nella realizzazione di mostre temporanee di interesse locale (L’uomo che diventa Dio e i suoi cavalieri; la Sartiglia degli Spettri. la Sartiglia al tempo del Re; Aurum Nigrum; A cena con Publio Sulpicio Rogato; Stelai, Aureum Stagnum-Le origini di Oristano, Castella Arborensia, Emporikos kolpos) e generale (Phoinikes Bshrdn-I Fenici in Sardegna, Mache - La battaglia del mare Sardonio, l’Isola di Herakles) L’Antiquarium Arborense compone di collezioni archeologiche e storico-artistiche. L’itinerario archeologico si svolge dallo strumentario in ossidiana e in ceramica del periodo neolitico (dal 5000 a.C.) e dell’eneolitico. Seguono i materiali nuragici, le ceramiche provenienti dal nuraghe Sianeddu nel Sinis di Cabras e i bronzi superstiti dal furto del 1966. il settore più importante della raccolta è costituito dai materiali fenici, greci ed etruschi di Tharros, in particolare provenienti dalla necropili settentrionale di Santu Marcu (presso il villaggio balneare di San Giovanni di Sinis). Non mancano i materiali romani, fra cui le celebri urne in vetro soffiato verdi o azzurrine, derivate da tombe di individui inceneriti del 1 e 2 secolo d.C.. L’ambito storico-artistico è incentrato sui retabli smembrati di S.Martino (opera di Pietro Cavaro del 1553) e della Cappella del palazzo municipale di Oristano (la Madonna dei Consiglieri di Antioco Manias del palazzo municipale di Oristano (la Madonna dei Consiglieri di Antioco Manias del 1565).
Beppe Meloni
Tratto dal libro di Beppe Meloni
Personaggi - Avvenimenti Culturali Oristanesi
Libro in ricordo del giornalista Beppe Meloni, voluto e programmato dallo stesso Beppe in questi ultimi anni ed elaborato durante i mesi di malattia, che raccoglie una serie di scritti e fotogrammi su personaggi, testimonianze ed eventi pertinenti la nostra “Piccola Città di Oristano” come lui definiva - Note ricordo di Gian Piero Pinna, Mario Virdis, Giampiero Enna, Antonio PInna, Luigi Roselli, Giorgio Luciano Pani e Roberto Cau
Pag. 205 - Formato 14x21 - € 20,00


Libro del Turismo Culturale di Oristano
Pag. 310 - Form. 14 x 21 - € 25,00


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